Cib Unicobas

sito della confederazione italiana di base CIB Unicobas, sindacato di base, libertario ed autogestionario

Segui la video-intervista realizzata da Alessandro Giuliani, direttore de “La tecnica della scuola” a Stefano d’Errico, segretario nazionale dell’Unicobas Scuola e Università, sul rinnovo contrattuale e sulle prossime elezioni RSU.

Il testo dell’intervista

“La rovina della scuola è stata la privatizzazione introdotta col decreto legislativo 29 del 1993 che ha cancellato la contrattazione del pubblico impiego: con il consenso dei sindacati Confederali, il Governo Amato ha approvato una norma vergognosa che da oltre 30 anni danneggia la categoria che lavora al futuro del Paese. Lo stesso non è stato fatto coi professori universitari, i militari di carriera, i magistrati e i dipendenti della Banca d’Italia che infatti hanno stipendi paragonabili alla media europea. E nel frattempo sono pure spariti gli scatti biennali per fare spazio a ‘gradoni’ che avanzano ogni 5-6 anni. Così, oggi, per svolgere lo stesso lavoro i nostri docenti rispetto alla Germania e ai paesi di punta guadagnano 3 mila euro in meno al mese. Anche in Spagna e Grecia prendono di più”. A dirlo alla ‘Tecnica della Scuola’ è Stefano d’Errico, leader storico dell’Unicobas, a commento della trattativa contrattuale per il rinnovo del Ccnl 2022-24 di categoria che porterà a docenti e Ata 140 euro lordi medi, oltre la metà dei quali già in busta paga come indennità anticipata. Quindi, una volta firmato il rinnovo del contratto, avranno 30 euro netti in più.

“Per gli stipendi della scuola – dice d’Errico -, il ministro dell’Economia stabilisce da solo quanto sarà la disponibilità per il contratto nel prossimo anno solare, stabilendo una sorta di inflazione programmata. Solo che dal 1993 in poi abbiamo avuto sempre di meno dell’inflazione reale: abbiamo perso potere d’acquisto costantemente, contratto dopo contratto. Così oggi gli stipendi dei docenti sono di 1.000 euro netti in meno degli spagnoli, abbiamo meno della metà della busta paga degli insegnanti della Corea del Sud, persino inferiore ai docenti greci . Non vogliamo la luna, ma basterebbe raggiungere gli spagnoli, sarebbe già qualcosa. Vogliamo solo essere considerati di più in questo Paese”.

Tra l’altro lavorare a scuola significa prendersi alti rischi che possono sfociare nel penale.

Infatti,uno rischia di andare in galera perché è arrivato tardi a scuola e non c’è nessuno che controlli la sua classe perché nel frattempo il collaboratore si deve barcamenare su tre piani. Chi ci va di mezzo sono i docenti e in tutto il mondo si sa che a fronte di responsabilità di questo tipo, di carattere penale, deve corrispondere una retribuzione adeguata, con indennità di rischio. Quindi noi quando si parla di scuola facciamo le famose nozze con i fichi secchi e chi ci rimette sono gli insegnanti e i collaboratori scolastici che hanno anche loro compiti di vigilanza a differenza degli uscieri del ministero che invece guadagnano di più. Anche il personale di segreteria subisce dei rischi contabili, che sono aumentati con i tanti progetti del Pnrr”.

Solo questo servirebbe per risollevare gli stipendi?

Secondo il leader Unicobas, però, nello stipendio si potrebbero “recuperare anche altre cose che sono state tolte: tanto per cominciare, gli scatti biennali che esistono in tutto il mondo,; persino in Svizzera, il Paese più liberista del pianeta, hanno scatti addirittura annuali. I nostri erano biennali e sono stati trasformati in ‘gradoni’ che scattano ogni cinque-sei anni”.

Però in Italia gli scatti biennali esistono per gli insegnanti di religione, addirittura in stato di precariato?

“Perché abbiamo figli e figliastri, con categorie protette: quindi c’è questa sensibilità, ma solo per alcune categorie che li conservano. E questo accadrà fino a quando un insegnante decide di iscriversi al sindacato, solo perché non è in grado di fare un trasferimento, senza vedere nemmeno la sua piattaforma contrattuale”. Se a questo sommiamo “l’incapacità generale del ceto politico”, possiamo arrivare a dire che in Italia “non c’è il rispetto per la libertà di insegnamento, che corrisponde alla libertà di apprendimento”.

Ma i sindacati non fanno le leggi?

“I sindacati – replica il sindacalista – le fanno perché quando approvarono il DL 29 del 93, in particolare Cgil, Cisl e Uil, all’epoca anche l’Ugl: vennero chiamati insieme alla Confsal sui famosi accordi sul lavoro e sul costo del lavoro e da lì uscì su suggerimento delle Confederazioni questa vergogna della privatizzazione del rapporto di lavoro. Questa è la verità”.

Quale messaggio vogliamo mandare alla politica, che è quella che potrebbe risolvere la questione: cosa ci vuole?

Un’attenzione specifica per la scuola se si vuole salvare il Paese. Se poi invece vogliamo andare alla deriva, dove chi si laurea e ha un minimo di competenze, perché non ha preso una laurea per caso, come succede molto spesso con i quiz, è costretto a scappare all’estero. Ci mancano i medici? Perché i medici se ne vanno all’estero? Perché fuori Italia guadagnano tre volte tanto gli infermieri, guadagnano più gli insegnanti: scappano all’estero perché gli danno 3mila euro al mese. Ma per fare questo bisogna fare uscire la scuola dal DL 29/93: non ci sono altre possibilità.

Sarebbe sufficiente?

Occorre anche che il contenzioso disciplinare ritorni ad essere adeguato ad una funzione professionale: come accade con i magistrati del Consiglio Superiore della Magistratura, noi dovremmo avere il Consiglio Superiore della docenza un organismo elettivo atto a considerare contenziosi disciplinari che non vanno dati in mano a un dirigente oppure peggio ancora a un impiegato dell’ex provveditorati che non ha mai messo piede in un’aula e il dirigente perché non può essere terzo e quello perché non sa neanche di che cosa si parli. Quindi, i Consigli di disciplina andrebbero creati dentro un Consiglio superiore della pubblica istruzione e un Consiglio superiore della docenza. E il Consiglio superiore della pubblica istruzione servirebbe anche per il personale ATA, che altrimenti non si sa cosa serva. Cioè, quello che abbiamo eletto l’anno scorso, non fa il codice deontologico dei docenti: non si possono trattare le questioni specifiche disciplinari. A che serve dare dei posti alle persone con un sistema maggioritario se questi non rappresentano la categoria ma solo alcuni sindacati?

Quindi?

Occorre rivedere la questione fondamentale della rappresentanza sindacale. Noi stiamo chiedendo ai docenti italiani, al personale ATA, a tutte le figure professionali di non entrare nei seggi se non c’è una lista del sindacalismo di base, perché le elezioni Rsu sono state costruite appositamente per tagliare le gambe al sindacalismo alternativo, che però aveva una grande forza nella scuola.
Noi abbiamo fatto cadere Berlinguer, noi abbiamo riempito le piazze italiane con 50.000, 80.000 docenti in piazza: non siamo arrivati l’altro ieri. Non siamo, come dire, un accidente della storia. Invece, hanno fatto in modo che le elezioni professionali, quelle del Cspi per esempio, non servissero più per il calcolo della rappresentatività e che invece il calcolo si facesse dovendo presentare una lista in ognuno degli 8.000 istituti italiani senza poterci neanche entrare per trovare chi si candida, chi la sottoscrive.

Poi c’è il problema delle riunioni sindacali che non potete organizzare in orario di servizio…

Esatto. Perché è nato prima l’uovo o la gallina? Se non ce l’hai non ci puoi entrare e nel frattempo avere anche le elezioni. Noi, dove abbiamo potuto abbiamo presentato le liste, ma non possiamo neanche lì presentare il nostro programma: e questa sarebbe la democrazia? Potete farlo fuori. Cioè praticamente sarebbe come dire a chi ci ascolta guardate ascoltate bene, sono le vostre 10 ore annue un diritto elementare che voi avete in orario di servizio che vengono sequestrate.
Hanno deciso che voi possiate andare a spenderle solo nelle assemblee dei firmatari di contratto. Vi sembra una cosa normale che loro decidano per voi? Sono le vostre ore, le ore retribuite per la formazione sindacale, specifiche: 10 ore dello Statuto dei Lavoratori. Bisognerebbe fare una elezione seria, come si fa in Europa e si dovrebbe fare in ogni Paese democratico.